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Il potere delle parole

Aggiornamento: 17 ago 2022



Ho rivisto da poco un film molto divertente, Ocean Thirteen, dove un uomo si risveglia da uno stato comatoso e si riprende da un terribile trauma grazie a delle lettere piene di "pensiero positivo". La rappresentazione è esilarante all'interno di una storia alla Arsenio Lupin (tutta furti e gran classe), ma ci può dare lo spunto per un'approfondimento interessante.

Fino a che punto le parole hanno potere su di noi?

E' esperienza comune avere uno stato emozionale facilmente influenzabile: ci alziamo leggeri e sereni ma poi ci ricordiamo di dover pagare una multa, e olà il nostro stato d'animo precipita verso il risentimento e l'irritazione :-) Questo avviene per fortuna sia verso stati piacevoli che spiacevoli, diciamo che è un processo bi-direzionale molto fluido. Molte molte mi sono risollevata da una brutta notizia ascoltando della buona musica, o chiacchierando del più e del meno con i colleghi dell'ufficio.


Ma cosa c'entra questo con il potere delle parole?

Sarete d'accordo con me che, per uscire rapidamente da uno stato spiacevole (immagino che a nessuno interessi il contrario) è importante accorgersi del momento in cui ne siamo entrati e perché. Spesso infatti ci sentiamo a disagio, nervosi o infelici senza riuscire a capirne esattamente la causa, e scarichiamo lo stress sul primo malcapitato che incontriamo o dando la colpa a situazioni passate o future, in un vortice di rimuginazione che ci avviluppa sempre più a quello stato e non ci avvicina di un passo al suo superamento.


Le parole in questo caso sono strumenti formidabili per "tastare il terreno" delle nostre emozioni e dare un'etichetta a ciò che ci sta facendo soffrire.

Una parola, o una piccola frase, sblocca la rabbia o le lacrime, rompe quell'argine di inconsapevolezza e indirizza la nostra attenzione su ciò che ci sta facendo soffrire. A volte può essere casuale, detta da una persona accanto a noi, o letta su un muro, o riconosciuta tra le tante parole che escono dalla nostra stessa bocca, nel momento in cui ci permettiamo di esprimere e dare spazio alla nostre emozioni.


E allora la parola "rispetto" potrà aprire il varco per rimettere il giusto confine a qualcuno che abusa delle nostre energie, oppure la frase "vorrei solo potermi riposare" ci permette di contattare il bisogno di sicurezza, o infine "mi sento invisibile" il bisogno di riconoscimento...


Non si tratta certamente di una ricetta uguale per tutti, c'è chi ascolta le emozioni attraverso il corpo e le riconosce con naturalezza. Per chi invece è abituato a "leggerle e tradurle" in parole, può essere davvero liberatorio farne uso.

Scrivere, annotare, tenere a mente una parola o una frase, finché non si sia scaricata l'emozione di cui permette l'espressione esplicita. Se ci pensate, questo è anche il valore di molte poesie, e racconti e romanzi di tutte le epoche e gli stili: trasportare emozioni attraverso le parole. Non che la letteratura abbia solo questo scopo, ma di certo è un "uso" molto prezioso per il nostro benessere.

Questo è anche uno degli strumenti del dialogo terapeutico, il "curare con le parole" rivelato da Freud e che ha creato le basi per la relazione d'aiuto tra gli esseri umani.


Leggere, comunicare, fare attenzione all'effetto delle parole, il loro potere, può essere quindi un faro illuminante, un squarcio di luce sulle nostre emozioni che, per molti e diversissimi motivi, possiamo non riuscire a riconoscere ed esprimere.

Un'emozione riconosciuta, espressa e vissuta profondamente è infatti una grande risorsa di consapevolezza, una bussola con un ago rivolto incessantemente ai nostri bisogni e desideri, poi...certo sta a noi seguirla e rivolgerci verso la nostra personale felicità.


Vi auguro pace e serenità ovunque voi siate.



Rosanna

 
 
 

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©2022 di ROSANNA PRATURLON. Creato da Meg

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